sabato 8 maggio 2010

Dell'incompiuto amore

Amor che non si compie è un fatto già accaduto, eterno giro di giostra su filo di corrente tesa.
Amare non è un verbo di senso compiuto, non è vedere i propri sogni realizzarsi ma è più simile a uno specchio asimmetrico dei tuoi pensieri stesi al sole come panni da lavare.
In questo specchio puoi vedere tutto quello a cui i tuoi desideri non possono dare una forma.
Jude ha dimenticato i camini e le strade di mattoni che correvano sotto i suoi piedi quando il sole gli faceva strizzare il naso e l'amore gli mostrava tende alzarsi a spiovente, palchi striduli sotto le battute di una manciata di attori dalla lacrima facile e scenografie montate alla meglio per non durare per sempre. Tutte visioni che sarebbero diventate crudeli un giorno o l'altro, ma solo quando avrebbe capito che l'amore è amore se non si compie, perché amor compiuto è desiderio non realtà. Una monetina lanciata nella fontana dei nostri pensieri, come moneta in bocca alla fortuna è un pezzo di polpettone troppo grosso fermo in gola senza accennare in alcun modo a voler scendere dalla sua portrona in prima visione.
Ero in un bar fuori mano e guardavo fuori dalla vetrina, tra i fumi della sigaretta e un amaro senza ghiaccio, tenuto sicuramente in una bottiglia esposta sotto una luce troppo forte, la gente che si affannava ad entrare, calibrando bene il respiro, stando attenti che i vestiti non scoppiassero sotto la pressione dell'agnello della domenica e delle carni flaccide di un sabato al mc donald E notavo coppie strane fluttuare tra i riflessi del vetro tenersi per mano. Li osservavo camminare dentro i canali alogeni del perduto amore, stringersi la mano, per ricordare a qualcuno che durerà per sempre, e fingere che un'altra opportunità in fondo non l'abbiamo mai avuta. Stavo li ad ascoltare, senza realmente esser presente, e pensavo. L'amore non è compiuto. L'amore è bello perché alla fine non si compie. Per esser così non deve compiersi. L'amore più bello è quello che ti ha fatto assaggiare tutto, quello che ti ha fatto strappare la mela dall'albero proibito, sentito il succo più acido della vita entrarti in bocca e strillare tutte le papille gustative fino a darti quel senso di zucchero che ti fulmina i sensi dal naso ai nervi che esplodono nella fitta e stupida membrana celebrale. Lo stesso che ti butta giù come 8 piani di scale dopo 8 ore di lavoro in 8 posti diversi con 8 persone mentre si muoiono addosso.
L'amore è così, non si compie, non deve compiersi. Non è assoluto e nemmeno una massima, una regola da seguire o un consiglio da parte di un amico, neppure un assioma, o un dato di fatto, o qualcosa che l'uomo sa per esperienza.
Non è compiuto. Tutto qua. Qualsiasi interpretazione Jude riesce a dare di questo pensiero, non deve rendere schiava qualsiasi altra forma di creatività ideale. Io stesso ho un altro concetto di compiuto. E nella lingua formale lo ha di sicuro. Ma chi conosce l'espressione o i modi con cui Jude ha pensato che l'amore sia compiuto? Ma se non conosci Jude, non puoi dire di pensare davvero cosa significa la parola, Amore.
Io l'ho cercata nella notte, tra le foglie del mattino, in un caffè al bar sotto casa, tra una 'E' e una 'O' negli annunci di un City di metà gennaio, tra le pieghe di un libro letto in viaggio tra Genova e Milano, nelle cicche di sigaretta che saturano nel mio posacenere, nei disegni a matita che avevo lasciato a casa dei miei, chiusi dietro un' anta a me regalata perché mi ci potessi nascondere, e persino nei profumi rimasti appiccicati al collo di un bicchiere di pura vodka che ha avuto il piacere di toccare le sue labbra anni fa.
Fosse solo questo. E' che se l'amore non è davvero compiuto finchè non giunge il momento del non compimento, attimo fondamentale perché tu sia libero dalle leggi del 'non sto più pensando a me', ansia, paure e fisse mai sognate attanagliano la tua libertà di pensiero e non ti pare stupido cercarla in tutto ciò che si muove, sta fermo, colora, risplende, si spegne e si deforma, cambia volto o posa da ninfa in poliestere. Son passato davanti a tutto, dal strappare gocce di pioggia alla terra intrappolandole con le mani prima che la raggiungessero, al rimanere fermo come statua vivente in un bar mentre me la spassavo in volo tra nuvole bagnate dal sole e il vento che cercava di afferrarmi, e ad un certo punto del mare ho detto no. NO. Semplicemente NO. Ai volti, alle scelte senza originalità, al mush up dei pensieri, a un mondo senza di me, al farmi male se tiro un calcio al muro, no al futuro, ai legami retti dalle parole e alle parole stesse. No alle magliette da golfista o aspirante tennista nel giorno di riposo dagli allenamenti, no a quello che pensi tu no a quello che penso io, no agli usi e ai costumi. Certo, troppi no, non sono necessariamente una scelta positiva o l'assicurazione per una vita importante e quel che volevo fare, era solo dire no, per ricominciare da Jude, o solo per dire che ero lì dal qua in poi.
Jude sapeva già cosa voleva. Il nulla. Si perché dal nulla avrebbe preso a riempire il vuoto con se stesso, una tela bianca da macchiare da se, un collage dei ritagli presenti e mai di quelli passati. E se a Jude non va, basta scrollare la pista per ricominciare dal nulla, perché è dal nulla che è venuto e non da persone, case, infanzia, scuole o amori già fatti.
Cos'è alla fine la vita? Se fosse un quaderno a righe, Jude a metà del suo, si è accorta che non voleva più seguire le linee e l'ordine che le stesse le imponevano. E il suo ordine è diventato scrivere fuori dalle righe, sopra e al di sotto e nel mezzo, senza sapere cosa fosse destra o sinistra e i versi scendevano giù come fiumi in picchiata da una rupe troppo alta. In quegli attimi, mi sentivo cadere a ogni goccia d'acqua che in lenta discesa danzava fuori dallo scorrere incessante dei suoi occhi.
E' un pò quello che facciamo da piccoli sui banchi di scuola, quando tracciamo fuori dal bordo del nostro quaderno, e finiamo nella terra inesplorata del legno che ci tiene seduti in aula. Fuori dalle pagine, siamo dentro noi stessi. Immensi.

Destruction of the Army of Sennacherib

Destruction of the Army of Sennacherib
Sennacherib, in lingua accadica " Sin (Il Dio della Luna) ha preso mio fratello al mio posto" . Dal secondo Libro dei Re, Cap. 19: "..in quella notte l'angelo del Signore scese e percosse nell'accampamento degli Assiri 185.000 uomini."