giovedì 13 gennaio 2011

Vita in tarda luna mastica fango


Vita
Vita che sospiri, ansimi
e sospiri di nuovo
Senz'aria
Stomaco vuoto
delle miriadi
d'angeli

Iride infranta
in mancanza d'acqua
Un fiume prosciugato
di lacrime sommerso
nell'immenso mare dei pensieri
staccati alla celebra
secche come corteccia
dal ramo vecchio
di un albero ricco prima
in secca del poi
nel senno di ora

Non ha mai visto
vermi strisciare
donne piangere
Teste perse
scosse
morse
ritrae le mani
contorce il corpo

Brividi di pelle
a brandelli
spezzata l'anima
distorta la fiamma viva
muore al soffio del vento
mentre spira uomo
donna crea e impasta nuova linfa

Continua a impastare
inonda vene grosse
come ponti
al trasporto di sè
senza mietere alcun raccolto

Povero di fibra
ricco del nulla
sperimenta
in corsa sfrenata
nuove strade
vecchi porti
porte rotte
scale fragili
di farina inondate
cade a terra
e in acqua nuota
scala
s'arrampica
su scalini
in menzogne
bugie tarocche
verità di cera

Vita
non par cosi 
come la dipingo
Beve di stenti
tempo speso
tempo preso
ma andato
non raggiunto
Mai accontentato
insoddisfatto

Brucia lacrima
Bruciano vene
Brucia in sfumature
di fuochi
a picco
da un calice sporco
di mani
di tatto
di matto
Salta in piedi e spicca
volo addolcito dal sottile peso
dell'aria così fatta
e piena sotto il petto
mentre schianta e vanta
di aver vissuto pochi istanti in caduta
ciò che gli ha negato
chi ancora non conosce
ne s'aspetta di incontrare

Piange
e non vuol sapere perché

Tutto, in fondo,
è un perdersi nei colori
di un cielo toccato dall'Io


domenica 9 gennaio 2011

Cosi è se a Zarathustra pare


Anyway, versando crespe lacrime, vino sobrio alle pareti di un bicchiere rotto e gocce d'acqua granulari. Striscia a terra verso le luci divertite di un party monosillabico. Ogni maschera è figlia del proprio ego, ogni sfumatura disegna linee curve attorno alla geometria della propria monotonia, senza accordare rilevanti note di enfasia.
Tratto nero su piano bianco, crogiola la china sul foglio in pietosa attesa di una mano che non ha più nulla da dire.
Verso in riversata cascata di rimorsi e persi in riprese senza trama, sangue scorre fuori dal traffico a imbucarsi in una strada senza via, ne piazza, senza Io.
Ho buttato giorni come vuoto a rendere, in sacchi di plastica pieni di indifferenza per la vita senza, mai rendere conto al tempo e a chi diceva di non capirmi.
Ho trovato tutto ciò che mi serviva in un fiore e anche allora, mi son sentito troppo piccolo di fronte a tutto. Chi ha poco da osservare si lascia incantare da una stella accesa al buio sconfinato della luna, mentre al mattino, alla luce più chiara di un sole che tutto vede, il vasto panorama acceca e disorienta il viaggiatore che dalla vetta più alta dei suoi desideri, si piega al dono più grande dell'uomo: la scelta.
Se ci fermiamo a guardare bene un volto, possiamo scorgere due sagome intente  in un bacio di carne, di profilo sorprese, nel lungo rincorrersi. Forse ogni metà di noi stessi cerca la propria felicità, ma essendo parte dello stesso volto, l'eterno polo contrario ci renderà imperfetti e spesso vedremo i nostri echi piegarsi alla volontà del lato opposto, forza imprescindibile dalle nostre azioni. Giusta e contraria al nostro volere, è tutto ciò che non vorremmo.
Se un giorno riusciranno a sfiorare le labbra, tutti saranno unici e distinti per se stessi, ma non riconosceranno il vicino quando gli chiederà dell'acqua se ha sete, e non leveranno gli occhi oltre il naso, perché fuori da noi, non piove, non nevica, non gela, non ama.
Una visione fin troppo apocalittica, a cui nessun essere per umana natura auspicherebbe, e pur tanto vera nel presente quanto eterea nella vita di comuni, speciali, macchine umane.
Il mio amico Zara proclamò: "Mistificherò la vostra vita, fino a scomporre il puzzle che vi lega, lego senza logica, ego senza forma, disperderò l'anima nel tempio che vi è dovuto perché rinchiuso in stanze senza luce l'io della moltitudine muore soffocato dall'individuo. Distruggerò il composto perché futile e stupido, non conoscete l'intero potere del caos."


Destruction of the Army of Sennacherib

Destruction of the Army of Sennacherib
Sennacherib, in lingua accadica " Sin (Il Dio della Luna) ha preso mio fratello al mio posto" . Dal secondo Libro dei Re, Cap. 19: "..in quella notte l'angelo del Signore scese e percosse nell'accampamento degli Assiri 185.000 uomini."