mercoledì 29 dicembre 2010

Natale di fredda estate



Teste di falena battono ciglia senza percuotere l'aria e mentre credono di attraversare il pacifico, nello spazio malaticcio dei sensi, restano fermi esattamente qui, dove qui vuol dire istante, mai ripetuto, mai visto, mai vissuto, nel totale assimilato. Crocifisso per barbarie dalla giusta causa del capro espio delle colpe del mondo, mi fingo trafitto dalla bassa aristocrazia delle ragioni ante litteram, macabre alla vista e marmo al peso dei ricordi.

Mi fingo vento, spostando foglie sparse a terra, tra destra e sinistra, e poi in avanti con calci nello stomaco della verde pioggia appassita al tempo, e strofino mani al pungere del freddo mentre l'aria si cristallizza ogni volta che emetto urli e suoni dalla bocca, in concerto di primavera al primo albero spoglio che denti stringe senza chiedere pietà alcuna.

Sorta di color arancio tentenna nel panorama ai colpi di neve che trafiggono la terra inerme, su cui poggio i passi nell'attraversar di questo parco chiuso in prospettiva al varco di una meta che si riduce ad un punto. Finto. Senza alcuna consistenza, non ha importanza finchè non procedo tra le foglie a raggiungerlo con ostinato desiderio.

Versi in rime, strofinati al petto, accartocciati al ventre, artefatti d'amore solido retti da vecchi preconcetti che nessuno ascolterà, mordono fegati smessi dal santo pio vizio della normalità assunta.


lunedì 6 dicembre 2010

Eresia d'amore

Sto facendo i conti con le bestie che non si possono udire. Quelle che il mondo non vuole vedere.

Sembra sia impossibile e contro ogni ragione che certe cose possano capitare. Non cerco di farti cambiare idea. La condivido. ma senza anestesia, fa davvero male. Sai anche tu quanto.

Abbiamo tutte le motivazioni su di un piatto e la logica ci dà ragione.

Ma faccio in fretta a capire che son castelli di carta davanti ai tuoi occhi.

Prima di raggiungerti pensavo solo voglio sentirla ancora, ancora una volta, la tua voce. Oppure il tuo silenzio, mentre mi accarezza il petto e io sento il peso della tua testa.

Chissà quanti angeli volano nella tua testa. Chissà quanti mostri la spaventano. Vorrei entrarci e darmi in pasto a loro. In cambio ti lascerebbero libera. Finalmente.

Non sono bravo a bere dalla brocca della felicità se so già che la mia bocca è arida. Forse meno di te. La mia faccia dice sempre tutto di me. E spesso mi assento per nascondermi in sogni che non si avvereranno mai.

Mi sento stupido anche a scriverti qui, in questo modo e a regalarti solo parole prima di partire. E' che le espressioni contano. E nemmeno pronunciare parole, tempo dopo, serve a conservare la loro anima. Scrivere diventa inutile senza espressione.

Come si fa a leggere la pagina di un libro con l'espressione esatta? Per quanto puoi scrivere il tuo stato d'animo, dentro semplici parole, nessuno riuscirà a ridarle la loro intensità.

Sempre stupido, è cercare di ignorarti, perchè riesci a trovarmi anche nei sogni. Anche li dove uno dovrebbe sentirsi al sicuro, riesci a scovarmi.

Sono mai entrato nei tuoi sogni? Non dico in senso temporale. mi chiedo solo se mi hai sognato qualche volta.

Mi piace pensare che in quei sogni eravamo in due, che pur distanti siamo riusciti a percorrere insieme l'universo.

La coincidenza delle cose era quello che mancava ad Enstein per buttar giù in una formula di 3 variabili, il significato di un Dio che gioca a nasconderci il vero panorama.

Ho una piccola fiamma dentro di me che divora fuoco come milioni di vulcani. Una fiamma eterna che sono sicuro lascerà la sua luce anche dopo il nulla. Ed è tutta tua. Tuo anche il merito.

Devo chiederti scusa. Stavo cercando di nascondere i ricordi. Ma quelli se ne tornano su come galleggianti sull'acqua. Puoi spingerli in fondo quanto vuoi. Ma torneranno sempre su. E' un tempo che è andato. Non mi avevano detto però che crescere voleva dire diventare più stupidi.

Credo in un dio che mi ha portato a te. E credo in un Dio che mi mette alla prova. Ma non sono stato molto riconoscente con lui e spesso non ho mantenuto i patti. Una promessa è una promessa. Quante non ne ho mantenute? Egoisticamente dico che non lo so. Ma so che porti il conto per me. E' che continuo a sognare, ma a volte non mi accorgo di sognare troppo. Finisco dentro a quel sogno e non ne esco più fino a quando la realtà non mi violenta. E' questo il ciclo.

La distanza ci ha distrutto. Purtroppo non ne abbiamo accettato le soluzioni. Ed è meglio non entrare nel merito. Non è tutto quello che avevo da dire ma mi sono dilungato troppo e, in fondo, sono parole che resteranno parole dopo, e se, averle lette.



Destruction of the Army of Sennacherib

Destruction of the Army of Sennacherib
Sennacherib, in lingua accadica " Sin (Il Dio della Luna) ha preso mio fratello al mio posto" . Dal secondo Libro dei Re, Cap. 19: "..in quella notte l'angelo del Signore scese e percosse nell'accampamento degli Assiri 185.000 uomini."