domenica 17 ottobre 2010

Questa storia non ha fine (Nothing END)

E' severamente vietato fumarsi la vita. Questo mi dicevo alla sera, prima di staccare la spina dal mondo. Immaginatevi la notte. Tutti sono a letto. Nel proprio, in quello di qualcun'altro, o su un divano, nelle pose più disparate.

C'è chi si rannicchia sotto le coperte perché vuole nascondersi alla vita, tornare a casa, sentirsi al sicuro. Chi affronta il sonno e tutti i suoi incubi e rimane spoglio delle lenzuola, disteso sul materasso a volo d'angelo. C'è anche chi abbraccia il cuscino e vorrebbe qualcuno da stringere o chi affonda la testa nelle federe sognando di arrivare nei più profondi abissi e trovare un nuovo posto per se. E c'è chi dorme in compagnia: stringe il compagno tra le braccia e gli promette protezione eterna, la morte non ti scalfirà e se la notte ci minaccerà, io, farò la guerra a Dio; o forse sono girati ognuno dalla sua parte e come yin e yang mantengono l'equilibrio dell'universo anche nel sonno.

Tutti, così messi, dormono profondamente. Stanno nei loro letti a sognare, non sognano, o vivono i loro incubi mattutini anche di notte. Il mondo veglia su di loro, e al mondo chiedono riparo. Chissà se anche l'aria smette di esistere mentre dormiamo. Chissà le stelle cosa fanno mentre noi siamo persi nel buio. Immaginate. Se tutti si addormentassero nello stesso momento, il tempo si fermerebbe?

Quando chiudo gli occhi, sto li a pensarti, e inizio a nuotare. Nuoto tra i pendii e le colonne che se ne stanno immobili sotto l'acqua senza distinguere ombre e luci perché il mare non ne sente il bisogno. Continuo a nuotare senza ossigeno, e la cosa non sembra preoccuparmi tanto. Anzi, so che posso farne a meno. Nuoto, fluido, sicuro, danzando disegno parabole. Fino a chè, non inizia a piovere. Ma non è acqua quella che cade. Luce, raggi di sole, cadono sull'acqua come pioggia. Ricordo che quello è il momento in cui prendo una boccata d'aria, e risalita la corrente apro gli occhi. E' già mattino.



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Destruction of the Army of Sennacherib

Destruction of the Army of Sennacherib
Sennacherib, in lingua accadica " Sin (Il Dio della Luna) ha preso mio fratello al mio posto" . Dal secondo Libro dei Re, Cap. 19: "..in quella notte l'angelo del Signore scese e percosse nell'accampamento degli Assiri 185.000 uomini."